diamante lab grown

I diamanti Lab Grown: sono davvero il gioiello del futuro?

(Tempo di lettura: 11 - 21 minuti)

La risposta immediata è certamente NO! Una risposta, come vedremo, fondata su molti aspetti produttivi e di appeal, e che comunque si fonda sulla storia plurimillenaria del gioiello, oggetti che in virtù della loro rarità, sono preziosi, costosi, esclusivi, esteticamente piacevoli e, per questo, desiderati, tutti fattori che li distinguono da altri elementi ornamentali molto più comuni.

Un gioiello realizzato con diamanti Lab Grown, leggasi diamanti creati in laboratorio, non potrà mai esser prezioso, né esclusivo, né tantomeno distintivo per il semplice fatto che la disponibilità sul mercato dei diamanti sintetici è teoricamente infinita, e dipende solamente dalla capacità produttiva dei laboratori dove queste gemme vengono sintetizzate. E per la più comune legge di mercato, maggiore è il quantitativo prodotto, minore diventa il loro costo e la loro esclusività, azzerando l’auera distintiva che, da sempre, caratterizza il diamante naturale.

Una gemma ornamentale è considerata preziosa se associa bellezza estetica ad una spiccata rarità: solo in presenza di questi due fattori una pietra è costosa, esclusiva e, per questo desiderata.

Impiego nella gioielleria economica

Ciò non toglie il fatto che in un futuro più o meno prossimo, il diamante Lab Grown non possa esser largamente impiegato per confezionare gioielli. Considerate le migliori caratteristiche estetiche dei diamanti coltivati rispetto alle più diffuse imitazioni del diamante che trovano larghissimo impiego nella gioielleria economica, in primis la Zirconia Cubica incolore, all’abbassarsi dei costi di produzione forse un giorno il diamante da laboratorio potrà soppiantare questa comune imitazione nel confezionamento di mini-gioielleria.

Il mercato dei diamanti sintetici

Nella migliore delle ipotesi, personalmente vedo il diamante Lab Grown inserito in un mercato parallelo, orientato ad un’utenza mossa da stimoli di acquisto profondamente diversi da quelli che, da sempre, alimentano i desideri della clientela che accede alla gioielleria tradizionale nella quale sono montate pietre preziose naturali e di qualità elevata. E, come vedremo poche righe avanti, non è solo una mera questione di portafoglio.

Cosa sono i diamanti Lab Grown

Come prima cosa è necessario chiarire che i diamanti Lab Grown sono a tutti gli effetti diamanti, carbonio puro cristallizzato nel sistema cubico, perfettamente identici a quelli naturali formatisi milioni di anni fa nelle più profonde viscere della terra, e che oggi, con grande dispendio di risorse umane e tecnologiche, vengono estratti in remoti luoghi del pianeta.

Chimicamente e fisicamente sono la medesima cosa: non c’è strumento di ingrandimento né esperienza personale che possa esser messa in campo per distinguerli con certezza dai diamanti naturali. Per distinguerli occorre affidarsi alla tecnologia di sofisticate apparecchiature, ed in particolare bisogna disporre e saper utilizzare uno spettrometro che analizza la fluorescenza.

Diamanti naturali e sintetici a confronto

I diamanti sono tra le pochissime sostanze presenti sulla faccia della terra che presentano un prodotto naturale perfettamente identico al prodotto sintetico. I diamanti Lab Grown non sono un’imitazione del diamante, come lo può esser la Zirconia Cubica incolore o la Moissanite, ma sono autentici diamanti, al 100%.

Il diamante creato in laboratorio è invece costituito esattamente della medesima sostanza di quello naturale: carbonio purissimo fatto cristallizzare in forma cubica mediante un processo che ricrea le condizioni di pressione e temperature analoghe a quelle che hanno portato alla formazione di diamanti naturali.

La medesima composizione chimica e struttura cristallina conferiscono, sia al diamante naturale che al diamante Lab Grown, le medesime proprietà fisico ottiche che rendono la distinzione tra i due prodotti veramente problematica.

diamanti naturali sintetici confronto

 

Come vengono prodotti i diamanti in laboratorio

I metodi per fabbricare industrialmente diamanti artificiali, creandoli tramite un processo in laboratorio, sono stati oggetto di studi sin dal 1950, e portarono la General Electric a creare il primo piccolissimo diamante sintetico utilizzando una potentissima pressa tetraedrica idraulica che, comprimendo fortemente e ad elevatissima temperatura il carbonio in polvere, cristallizzò in forma cubica un piccolo diamante di pochi millimetri di spessore.

 

Le problematiche della creazione di diamanti in laboratorio

L’ostacolo più complesso è l’abbattimento dell’elevato costo necessario per raggiungere e mantenere a lungo tempo temperature e pressioni estreme, condizioni necessarie per far cristallizzare il carbonio in forma cubica (diamante) e non in forma esagonale (grafite).

Le sperimentazioni degli anni ’60 e ’70 portarono la stessa De Beers e la General Electric a produrre cristalli più grandi, ma il loro costo di produzione superava ancora abbondantemente quello di estrazione dei diamanti naturali dalle miniere. Altri tentativi si ebbero negli anni ’80 da parte della giapponese Sumitomo, e della stessa De Beers, ma costi elevati e scarsa qualità del prodotto non diedero risultati economicamente apprezzabili.

Processo HPHT

Fu la tecnologia russa negli anni ’90 che per prima, utilizzando presse sferiche ed a cinghia (tecnologia BART) in grado di raggiungere più facilmente le condizioni di ad alta pressione e temperatura (HPHT) necessarie a sintetizzare il diamante, riuscì a produrre abbastanza facilmente diamanti artificiali adatti ad esser sfaccettati in gemme. La produzione rimaneva molto costosa: per ottenere cristalli di dimensioni significative era necessario mantenere in azione queste presse per alcuni giorni, a condizioni di temperature di oltre 2000 C° e di pressione oltre le 50.000 Atm.

E la produzione era comunque caratterizzata da diamanti con colorazione giallo-arancione.

 

processo hpht

 

Il Processo HPHT oggi

Oggi il processo HPHT viene largamente utilizzato per la produzione di grandissime quantità di micro diamanti sintetici ad uso industriale, principalmente utilizzati come abrasivi, o per migliorare la colorazione dei diamanti sintetici che presentano colorazione bruna, o di quelli naturali che non contengono Azoto (diamanti tipo IIA), i soli per i quali è possibile questo tipo di trattamento ad alta pressione e temperatura.

diamanti laboratorio processo hpht

 

Processo CVD

Per poter disporre di una significativa produzione di diamanti Lab Grown incolori fu necessario attendere lo sviluppo di una nuova tecnologia che era stata ideata.

Il processo CVD (Carbon Vapor Deposition) per la produzione dei diamanti in laboratorio è innovativo: prevede la formazione di un vapore ad alta temperatura (900 C°) arricchito fortemente di carbonio, idrogeno e ossigeno (plasma) che, riscaldato da microonde o fonti laser, provoca la cristallizzazione del carbonio in forma di micro cristalli di diamante sintetico che, lentamente, si depositano su di un substrato costituito da semi di diamante.

 

La novità del processo CVD

La novità principale che caratterizza questo processo produttivo è che il metodo CVD prevede l’impiego di pressioni praticamente simili a quelle atmosferiche, e le temperature utilizzate sono notevolmente inferiori a quelle impiegate nei processi HPHT. Il tutto a vantaggio sia di un maggiore controllo delle fasi di produzione dei diamanti Lab Grown, e quindi l’ottenimento di prodotti qualitativamente migliori, sia dell’abbattimento dei costi di gestione e, di conseguenza, del prodotto finale.

I vantaggi della lavorazione CVD

La produzione dei diamanti Lab Grown con metodo CVD consente di produrre diamanti di colorazione incolore o con sfumatura marroncina/giallognola, colorazione che poi viene eliminata mediante un processo di riscaldamento HPHT. Con un trattamento termico particolare, i diamanti CVD possono esser prodotti anche con colorazione rosa o rossa ed, aggiungendo nitrogeno o boro in fase di produzione, si possono creare rispettivamente diamanti Lab Grown di colore giallo o azzurro.



Formula chimica e caratteristiche dei diamanti Lab Grown e naturali a confronto

La composizione della formula chimica dei diamanti creati in laboratorio e di quelli naturali è la medesima: C - carbonio puro, cristallizzato nel sistema cubico con fortissimi legami covalenti. Non vi sono differenze da un punto di vista chimico: diamanti naturali e sintetici sono la medesima sostanza.


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Come riconoscere i diamanti artificiali creati in laboratorio.

Le differenze morfologiche dei diamanti sintetici allo stato grezzo sono molto evidenti ma, una volta sfaccettati, la distinzione diventa veramente molto, molto complessa, e richiede apporto di esperienza e tecnologia.

Può aiutare molto il fatto di individuare se un diamante appartiene al tipo IIA, ovvero se nella sua composizione chimica non vi sono tracce di Azoto. Tutti i diamanti Lab Grown sono privi di tracce di Azoto ed appartengono quindi al gruppo IIA, ma è anche vero che il 2% dei diamanti naturali è privo di tracce di Azoto ed appartiene al gruppo IIA.

Questo test, eseguibile con apparecchi dal costo di qualche centinaia di euro, può aiutare ad orientarsi, ma non è certamente conclusivo per determinare con certezza se un diamante è o non è un diamante Lab Grown.

L’analisi spettrofotometrica

Diventa invece determinante, ai fini della distinzione, l’analisi spettrofotometrica della fluorescenza (reazione alla luce UV) che è notevolmente diversa tra diamante naturale e diamante Lab Grown, sia esso HPHT che CVD. E’ necessario però disporre di una assai più costosa apparecchiatura per svolgere questo raffinato test.

Uno degli apparecchi più utilizzati e diffusi è certamente l’OGI Dia True, un analizzatore in grado di operare anche su gioielli montati. Un software specificatamente studiato per questo tipo di verifica, analizza la reazione dei diamanti esaminati agli UV, e attribuisce ad ogni singola gemma una colorazione specifica che identifica la natura della gemma, se naturale, o sintetica, differenziando anche se il prodotto è HPHT o CVD.

strumento analisi spettrofotometrica diamante

 

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Come leggere il certificato di un diamante per capire se è artificiale

Moltissime aziende che producono in quantità diamanti sintetici, fanno apporre sulla cintura di tutte le gemme sintetiche, mediante tecnologia di micro scrittura laser, la scritta LG o L.Grown. o Lab Grown o similari.

La maggior parte degli istituti gemmologici che certificano Diamanti sintetici, appongono con la medesima tecnologia, sigle che riconducono alla produzione sintetica. Il laboratorio gemmologico IGI di Anversa (Belgio) utilizza certificazioni caratterizzate da colori diversi: di colore giallo per i diamanti artificiali, di colore verde per quelli naturali.

 

certificato di un anello con diamante

 

La dicitura: “Laboratory Grown Diamond”

Nella certificazione di un diamante artificiale, la diagnosi deve chiaramente riportare la dicitura “Laboratory Grown Diamond” indicando, se possibile, anche se di produzione HPHT o CVD. È sufficiente leggere con attenzione tutte le indicazioni presenti sul certificato per non cadere in errore. A patto che la certificazione sia stata eseguita da un ente certificatore che opera con elevati standard etici e professionali…

Teniamo anche ben presente che la scrittura laser può esser asportata con una semplice lucidatura, operazione facilmente eseguibile presso una taglieria di diamanti. L’assenza di una scrittura laser non è quindi garanzia che il diamante verificato non sia un Lab Grown.

 

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I diamanti Lab Grown sono diamanti falsi?

Il concetto di vero o falso dipende dall’intenzione con il quale un prodotto è descritto e/o venduto.

Certamente i diamanti sintetici non sono diamanti di origine naturale, questo lo abbiamo ben capito! E’ però assolutamente vero che i diamanti Lab Grown sono autentici diamanti, chimicamente e fisicamente diamanti come quelli naturali: la sostanza di cui sono fatti è 100% diamante.

Diventano però diamanti “falsi” nel momento che, in modo del tutto truffaldino, i diamanti Lab Grown vengono spacciati per diamanti naturali, allo scopo di ottenere un illecito profitto. Prestare sempre molta attenzione!

I diamanti coltivati in laboratorio sono davvero una scelta etica per il futuro?

Che i diamanti Lab Grown siano più “etici” o meno “etici” di quelli estratti dalle miniere è un aspetto molto soggettivo e che, inevitabilmente, deve tenere conto di quale significato ciascuno di noi attribuisce alla parola “etico”.

Il problema dell’eticità dei diamanti prende origine negli anni ’90: in alcune e limitate aree dell’Africa il commercio illegale dei diamanti sosteneva finanziariamente la guerriglia armata portata avanti da fazioni ribelli in perenne lotta contro le forze governative.

È fondamentale tenere ben presente che questo sistema di finanziamento si limitasse ad alcune ristrette aree del continente Africano, dove esisteva una guerriglia armata, senza interessare minimamente i più importanti flussi di diamanti naturali regolarmente estratti e commercializzati tramite canali legali, controllati dagli stessi governi dei paesi produttori.

 

anello dimante lab grown scleta etica

 

I “diamanti insanguinati”

Purtroppo però queste piccole eccezioni riuscirono ad incrinare la solidissima immagine dei diamanti e, facendo di tutta un’erba un unico fascio, i diamanti cominciarono ad esser bollati con l’epiteto di “diamanti insanguinati”, facendo emergere un aspetto che, mai fino ad allora, era stato associato al diamante: quello di dover esser etico.

Questa “esigenza etica”, nata dal presupposto che i diamanti servissero a finanziare sanguinosi conflitti, prese ulteriore forza associando il concetto dello sfruttamento del lavoro minorile come l’applicazione di condizioni lavorative disagiate, o ancora i danni irrimediabili all’ecosistema che il processo estrattivo del diamante poteva comportare.

Il Kimberly Processa: a tutela del mercato dei diamanti

Il problema dei “diamanti insanguinati”, enfatizzato anche dal film “Blood Diamonds” di Leonardo di Caprio, cominciò a sopirsi già nel 2002 quando tutti i governi dei paesi produttori di diamanti naturali siglarono il Kimberly Process, un accordo internazionale che obbliga un tracciamento, con sistemi non falsificabili, di tutti i diamanti estratti e commercializzati legalmente.

In questo modo si estromettevano dal mercato tutti i diamanti provenienti da fonti non governative, e commercializzati illegalmente, fonte principale del problema “etico”. Attualmente 58 paesi al mondo applicano questo accordo, e tutti i produttori e commercianti di diamanti naturali devono impegnarsi a sottostare a questo accordo, pena l’esclusione dalle filiere produttive e commerciali.

Nessuno certamente può garantire che nel processo estrattivo non vi siano stati, e non vi siano tutt’ora, occasionali situazioni di sfruttamento del lavoro minorile, o condizioni di lavoro disagiate. Ricordiamo che l’aspetto della qualità del lavoro coinvolge infiniti ambiti estrattivi, produttivi e manifatturieri in tutto il globo, e per i quali i consumatori non si pongono troppe domande relative a fattori di etica produttiva.

Pensiamo solo alle numerosissime industrie tessili e manifatturiere orientali, o alle coltivazioni intensive africane o sudamericane. Ricordo, inoltre, che i diamanti sono estratti in aree di proprietà o sotto il diretto controllo governativo: la loro estrazione avviene con sistemi altamente tecnologici e che sottostanno a rigide regole di sicurezza, tanto da farne una delle industrie estrattive con minor incidenza di infortuni sul lavoro.

L’impatto ambientale nell’estrazione di diamanti

Per quanto riguarda l’impatto ambientale arrecato dall’industria estrattiva del diamante è certo che l’operatività di una miniera comporti l’asportazione di grandi quantità di roccia e terra: un buco bisogna scavarlo! Ma è altrettanto certo che l’estrazione dei diamanti avviene mediante il solo scavo, e non implica l’utilizzo di sostanze altamente inquinanti, come invece avviene nelle miniere da cui si estrae l’oro, il litio o tanti altri metalli che non è possibile separare se non tramite processi chimici fortemente impattanti sull’ambiente.

O pensiamo alla deforestazione che deriva dallo sfruttamento intensivo ed controllato del patrimonio boschivo, il tutto per sostenere l’industria del legno, materiale a cui, a valle del disastro ambientale che produce, viene associato un concetto fortemente ecologico e di sostenibilità.

 

Perché i diamanti di laboratorio non sono “etici”

Tornando al nostro argomento, i diamanti Lab Grown non hanno certamente alcuna implicazione in conflitti, né vengono prodotti con lo sfruttamento della manodopera, tantomeno minorile, né comportano alcun danno diretto all’ecosistema.

Ai diamanti sintetici si attribuisce la qualità di esse considerati “etici” rispetto a queste tre diverse situazioni. Ma qualora il concetto di “eticità” si estendesse anche al totale rispetto dell’ambiente, i diamanti da laboratorio manterrebbero la loro “promessa” di esser più ecosostenibili di quelli naturali?

A mio avviso la risposta è no! Come abbiamo visto, il ciclo produttivo dei diamanti artificiali prevede il mantenimento, per numerose giornate, di temperature e pressioni elevatissime, in particolare utilizzando il metodo HPHT.

Questo si traduce in un dispendio energetico esorbitante, che produce emissioni di anidride carbonica che, a seconda della tecnologia di produzione, sono doppie o triple rispetto alle emissioni imputabili all’estrazione del diamante naturale, emissioni che hanno un forte impatto diretto sull’ecosistema e sullo sfruttamento delle risorse energetiche.

Quindi non è proprio tutto oro quello che luccica, i diamanti Lab Grown, almeno da questo punto di vista, non hanno caratteristiche di marcata eticità.

Confronto prezzi al carato tra un diamante Lab Grown ed uno naturale: prezzi futuri

Paragonare i prezzi attuali di un diamante naturale con un diamante sintetico di pari qualità e caratura, significa evidenziare una differenza, in termini di rapporto, di almeno di 1 a 10.

Se fino a qualche anno fa il prezzo dei diamanti sintetici era comunque sostenuto, legato alle caratteristiche gemmologiche peculiari che, pur con scontistica molto elevata, ricollegavano i prezzi al listino dei diamanti naturali pubblicato dalla americana Rapaport® Inc., oggi l’elevatissima produzione di diamanti Lab Grown, di fatto, ha determinato una forte contrazione dei prezzi, ed un loro appiattimento.

 

Un errato investimento

Sempre di più ci si sta spostando verso ad un prezzo unico a carato, legato solo alla fascia di peso, non dipendente dalle caratteristiche qualitative di ogni singolo diamante sintetico, e ciò grazie a processi produttivi sempre più sofisticati che garantiscono qualità sempre più elevate e costanti.

L’aumento esponenziale della produzione determina la forte diminuzione di prezzo e rende, senza ombra di dubbio, il diamante sintetico un prodotto privo di ogni tipo di interesse da un punto di vista dell’investimento, essendo certo un progressivo deprezzamento dovuto al fatto che non c’è limite alla produzione di diamanti sintetici.


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Sviluppi futuri in gioielleria

Con grandissima probabilità andremo presto incontro ad una progressiva e completa sostituzione con i diamanti Lab Grown di tutta la produzione e impiego delle imitazioni del diamante, oggi ancora utilizzate nella gioielleria di basso livello, e mi riferisco in primis a Zirconia Cubica e Moissanite. Le caratteristiche ottiche e di durezza del diamante sintetico, assolutamente identiche al diamante naturale, abbinate ad un costo in progressivo calo, potranno favorire, più o memo rapidamente, questo avvicendamento.

Prezzi a confronto di diamanti naturali e di laboratorio: esempio pratico

Solo per fare un esempio, oggi un diamante sintetico rotondo, taglio a brillante, del peso di un carato, con ottime caratteristiche di purezza e colore certificate (D/E/F – IF/VVS) può costare orientativamente al dettaglio tra i 1.000 e 2.000 euro. Un analogo diamante, ma di origine naturale, oggi può avere un valore di vendita al pubblico orientativamente compreso tra i 15 mila e 20 mila euro, ed ancor più se è un (D-IF).

 

Gioielli con diamanti creati in laboratorio: convengono realmente?

Pur essendo uguali chimicamente diamanti sintetici e naturali sono due prodotti diversi, destinati ad un utenza diversa, spinta all’acquisto di un gioiello con diamanti da motivazioni profondamente diverse: uno non sostituisce l’altro.

 

Un acquisto “etico”

Si potrebbe scegliere di acquistare un diamante Lab Grown mossi da motivazioni di eticità, ma abbiamo visto che anche i diamanti sintetici, nelle pieghe del loro processo di cristallizzazione in laboratorio, nascondono aspetti che di etico hanno veramente poco.

 

Risparmio economico

Si potrebbe scegliere di acquistare un gioiello con diamanti da laboratorio con lo scopo di risparmiare rispetto ad un gioiello identico ma realizzato con diamanti naturali. Il risparmio è certamente enorme anzi, più è importante il gioiello e maggiore è la caratura di diamanti sintetici, maggiore è la convenienza.

Bisogna anche considerare che se in un futuro decidessimo di rivendere il gioiello con diamanti artificiali, la somma spesa per l’acquisto di quel gioiello con diamanti Lab Grown non verrà mai recuperata, se non in minima parte, solo a patto di trovare un acquirente per un oggetto certamente poco appetibile. E questo perché l’aumento vertiginoso della produzione dei diamanti artificiali con costi di produzione sempre più bassi determina una forte instabilità di prezzo, anzi genera un continuo e repentino calo delle quotazioni.

 

Acquistare in maniera consapevole

Quindi se si decide di acquistare un diamante sintetico, lo si deve fare con lo scopo di poter sfoggiare un gioiello indistinguibile da uno identico, realizzato con diamanti naturali, ma con la consapevolezza sia di non poter percepire il fascino di un gioiello autentico, sia che quell’oggetto non sarà probabilmente mai più monetizzabile.

 

Celebrare un momento autentico con “qualcosa di sintetico”

Inoltre, sono molto articolate le implicazioni connesse all’acquisto di un diamante sintetico per celebrare un momento importante della propria vita: collegare un momento di autentico amore come possono esser il fidanzamento, il matrimonio o la nascita di un figlio con “qualcosa” di sintetico è sicuramente molto stridente.

La stessa De Beers, da più di un secolo, figura emblematica dell’estrazione e del commercio professionale dei diamanti naturali, dal 2018 si è inserita nel commercio dei diamanti da laboratorio tramite il sito Lightbox Jewlery. Nel 2021 la stessa De Beers ha dato il via ad un test biennale finalizzato a determinare se la vendita degli anelli da fidanzamento con diamanti sintetici potesse avere o meno un futuro. Il risultato è stato negativo.

La motivazione è risultata esser semplice: il repentino e marcato crollo dei prezzi dei diamanti Lab Grown ha svilito questo prodotto al punto di non renderlo adatto a celebrare, in modo “credibile” un’occasione cardine della vita come un fidanzamento o le nozze.

I diamanti sintetici restano comunque un prodotto gradito dal mercato, ma solo se vengono impiegati nel confezionamento di gioielli privi di valore celebrativo, ovvero monili che sono apprezzati ed acquistati per appagare il solo desiderio estetico ed emozionale.

Interessante anche considerare che il costo dei gioielli che montano diamanti sintetici, molto più contenuto dei corrispondenti naturali, rende accessibile l’acquisto di questo tipo di gioielleria direttamente da parte dell’utilizzatore, non limitandolo ad un’occasione di regalo, ma allineandolo alla tipologia di acquisto “emozionale” che avviene per un vestito, un paio di scarpe, o un accessorio di moda.

 

anello diamanti lab grown per proposta matrimonio

 

Acquistare un piccolo diamante naturale, o uno più grande Lab grown? I consigli dei gemmologi Certigem

Una risposta quasi impossibile, legata a due variabili che nessun gemmologo può determinare a priori, e che rendono ogni risposta molto soggettiva e generalizzante.

 

Variabili da considerare: la disponibilità economica

Possiamo però dire che la prima variabile è data dalla disponibilità economica e propensione ad effettuare una spesa, minore o maggiore, per un articolo di gioielleria con diamante.

Certamente maggiori possibilità economiche fanno solitamente propendere per l’acquisto di un diamante naturale, ma lo stesso cliente facoltoso potrebbe anche scegliere di acquistare un diamante sintetico, sostituendolo a quello naturale, ben più costoso e da conservare in una cassetta di sicurezza, con lo scopo di azzerare il rischio di furto o smarrimento.

Variabili da considerare: la motivazione dell’acquisto

Ma la motivazione che sposta verosimilmente la scelta tra sintetico e naturale non è quella economica ma è prettamente emozionale.

Come accennato, se il regalo è legato a celebrare un momento importante della vita, è assai improbabile che venga scelto un diamante sintetico, proprio perché “a pelle” è difficile accettare di sancire un evento emotivamente significativo, abbinandolo ad un regalo che, per certi versi, odora di “fake”.

 

Il consiglio del gemmologo

Il consiglio del gemmologo non è quindi tecnico: acquistate in base a quello che per voi rappresenta il prodotto che acquistate.

Se volete prediligere la sostanza, certamente il diamante naturale non ha rivali: anche se è di dimensioni contenute, il diamante naturale si è formato milioni di anni fa nelle viscere della terra e, senza alcun dubbio, rappresenta l’essenza della naturalezza e della purezza dell’amore.

Diversamente se le motivazioni dell’acquisto sono dettate dal desiderio di ostentare, il diamante artificiale non ha certamente rivali: è un diamante che brilla esattamente come suo fratello naturale, ma oggi costa almeno 10 volte di meno!

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Tiriamo le somme: i diamanti Lab Grown rappresentano un buon investimento?

La risposta, a questo punto, se avete letto tutto l’articolo, ve la potete dare da soli, e certamente sarà come quella che conclude questo articolo.

NO!

I diamanti sintetici Lab Grown non rappresentano assolutamente una forma di investimento. Sono un’alternativa al diamante naturale, ma non hanno l’appeal della gemma naturale, e non hanno alcuna prospettiva di ottenere una facile monetizzazione in un futuro. Sono semplicemente un bellissimo prodotto da sfoggiare, come si sfoggia una borsetta o un vestito griffato: ci si gode il prodotto, ma nulla più.

A ciascuno la sua scelta.

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